Sindrome compartimentale da sforzo cronico : cause, diagnosi e cure


La sindrome compartimentale da sforzo cronico è una rara condizione indotta dall’ esercizio fisico, che provoca dolore, gonfiore e talvolta anche la disabilità nei muscoli affetti.

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Chiunque può sviluppare la sindrome compartimentale da sforzo, ma è più comune negli atleti che partecipano a sport che comportano movimenti ripetitivi, come la corsa, camminata veloce, ciclismo e nuoto. La sindrome compartimentale da sforzo è talvolta chiamata sindrome compartimentale cronica o indotta da esercizio fisico.

Trattamenti conservativi in genere non sono di aiuto, ma la chirurgia è di solito di successo, e consente all’atleta di ritornare al più presto attivo.

Sintomi

Il dolore e gli altri sintomi associati alla sindrome compartimentale da sforzo cronico possono essere caratterizzati da:

  • Dolorante, bruciore o crampi nell’arto interessato, di solito la parte inferiore della gamba, ma a volte la coscia, parte superiore del braccio, dell’avambraccio o della mano
  • Senso di oppressione nell’arto interessato
  • Intorpidimento o formicolio dell’arto interessato
  • La debolezza dell’arto interessato
  • Intorpidimenti e ipofunzionalità nei casi più gravi
  • Occasionalmente, gonfiore di stomaco come risultato di una ernia muscolare

Il dolore cronico segue in genere questo modello:

  • Inizia subito dopo l’allenamento nell’arto interessato
  • Peggiora progressivamente fino a quando ci si allena
  • Si interrompe entro 15-30 minuti dopo che si cessa l’attività

Nel corso del tempo, il dolore  può cominciare a persistere più a lungo anche dopo l’esercizio,e perdurare per un giorno o due. Fare una pausa completa dagli allenamenti, può alleviare i sintomi, ma di solito solo temporaneamente.

sindrome compartimentale da sforzo

Cause

Le braccia e le gambe utilizzano muscoli, vasi sanguigni e nervi diversi. Ciascuno di questi compartimenti sono racchiusi da uno spesso strato di tessuto connettivo (fascia), che supporta i compartimenti e tiene i tessuti all’interno della loro posizione. Questo tessuto non è elastico, il che significa che ha scarse possibilità di allungarsi.

Nella sindrome compartimentale da sforzo cronico, l’esercizio fisico fa sì che la pressione dei tessuti aumenti fino a un livello anormalmente elevato, e poiché  i tessuti in tale compartimento non sono in grado di espandersi sufficientemente la pressione interna aumenta.
Quando la pressione si accumula all’interno di uno dei compartimenti muscolari, nervi e vasi sanguigni sono compressi. Il flusso sanguigno può quindi diminuire, provocando una quantità insufficiente di sangue ricco di ossigeno, che è una condizione nota come ischemia, nervi e muscoli possono quindi subire danni.

I medici non sono certi del motivo per cui l’esercizio o la contrazione muscolare creino una pressione eccessiva in alcune persone, portando alla sindrome compartimentale da sforzo. Alcuni studi suggeriscono che la biomeccanica possa avere un ruolo. Altre cause possono essere alterazioni morfologiche soggettive.

Fattori di rischio

La condizione è più comune negli atleti sotto i 40 anni, anche se le persone di qualsiasi età possono sviluppare la sindrome.

Le persone più a rischio di sviluppare la sindrome compartimentale da sforzo sono quelli che si impegnano in esercizi che comportnoa movimenti ripetitivi. I giovani atleti possono essere particolarmente a rischio.

I fattori di rischio includono esercizi e attività come:

  • Corsa
  • Calcio
  • Ciclismo
  • Tennis
  • Ginnastica artistica

L’uso eccessivo dei muscoli o il superallenamento (cioè lavorare troppo intensamente o troppo spesso) sono in grado di aumentare il rischio di sindrome compartimentale cronica da sforzo.

Complicazioni

La sindrome compartimentale da sforzo cronico non è una condizione pericolosa per la vita e di solito non causa alcun danno permanente. Tuttavia, se ci si continua ad esercitarsi nonostante il dolore, i ripetuti aumenti della pressione possono portare  muscoli, nervi e vasi a danneggiarsi. Come risultato, si può sviluppare intorpidimento permanente o debolezza nei muscoli interessati.

Forse la più grande complicazione di una Sindrome compartimentale da sforzo cronico non trattata è il suo impatto sulla partecipazione allo sport.

Diagnosi

Il dolore è comune negli atleti di tutti i livelli, e può avere molte cause, che possono rendere difficile la diagnosi. In effetti, per molte persone stabilire la diagnosi può richiedere molte settimane o mesi.

Poiché è fornamentale che i problemi più comuni siano esclusi, il medico inizierà a concentrarsi sulle cause.

Anamnesi ed esame fisico

La diagnosi inizia con una panoramica dei vari problemi medici passati e presenti.  I sintomi possono offrire indizi preziosi nel formulare una diagnosi.

Il medico esaminerà anche le aree in cui si verificano dolore, come le braccia o le gambe. A volte il medico può notare un rigonfiamento dei muscoli, o ernia, se si dispone di sindrome cronica da sforzo. Meno comunemente, il medico può scoprire aree di gonfiore o tensione intorno ad un muscolo. Ma un problema che rende la diagnosi una sfida è che l’esame fisico di solito è del tutto normale.

Esami di tipo radiografico

Il medico può suggerire diversi tipi di esami. Essi possono includere i raggi X, la tomografia computerizzata, ecografie e Doppler.

Inoltre, alcuni centri medici utilizzano la risonanza magnetica per rilevare la sindrome. La risonanza magnetica è in grado di rilevare i cambiamenti che sono caratteristici della  sindrome compartimentale da sforzo.

Un esame fisico o radiografie, non possono definitivamente accertare una diagnosi di sindrome compartimentale cronica da sforzo, ma possono identificare o escludere altri problemi. Il medico quindi può suggerire la misurazione della pressione all’interno dei compartimenti muscolari.

Questo test, è il top per la diagnosi di sindrome compartimentale da sforzo cronico. Poiché però è un test invasivo, che coinvolge l’inserimento di aghi nei muscoli, e può essere leggermente doloroso, di solito non viene eseguito a meno che non sia strettamente necessario.

Trattamenti e cure

Opzioni per trattare la sindrome compartimentale da sforzo cronico comprendono sia metodi conservativi che chirurgici. Tuttavia, le misure conservative hanno dimostrato di essere molto meno efficaci.

Opzioni di tipo conservativo

Il medico può raccomandare farmaci per il dolore, stretching, la sospensione dell’allenamento, o l’uso di diverse tecniche biomeccaniche. Tuttavia, questo tipo di opzioni conservative in genere non offrono benefici duraturi per una vera sindrome cronica.

Si può anche prendere in considerazione il passaggio a un altro sport, anche se non  è sempre facile convincere il paziente.

Chirurgia

La chirurgia è il trattamento principale della  sindrome compartimentale da sforzo, ed è il più efficace. Metodi chirurgici includono sia il taglio sul comparto interessato (fasciotomia) o addirittura la rimozione di parte della fascia (fasciotomia). In entrambi i casi, si risolve il problema della pressione.

Anche se la chirurgia è molto efficace per la maggior parte delle persone, non è senza rischi. Le complicanze della chirurgia possono includere infezioni, danni permanenti ai nervi, intorpidimento e cicatrici. Inoltre, poichè i muscoli non saranno più racchiusi dalla fascia conettivale, potrebbero piegarsi durante l’esercizio, creando un problema estetico.

Assicurarsiu di parlare con il medico per comprendere bene quanto tempo è necessario attendere prima di tornare a praticare sport. Assicurarsi di seguire le istruzioni post-operatorie alla perfezione è fondamentale per una buona guarigione.

Prevenzione

Non esistono misure che specificamente aiutano a prevenire o curare la sindrome compartimentale da sforzo. Ma queste linee guida possono aiutare a proteggere la salute e la sicurezza durante l’esercizio:

  • Fare sempre un buon riscaldamento prima di iniziare l’esercizio.
  • Defaticare dopo l’esercizio
  • Fermarsi se si avverte dolore
  • Consultare il medico prima di iniziare un nuovo programma di esercizi se si hanno problemi di salute.
  • Mangiare una dieta sana e bilanciata.
  • Rimanere idratati.
  • Impegnarsi in attività fisiche senza sovrallenarsi.

Referenze »

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